Casa di Riposo
Casa di Riposo


Superato lo STOP sulla piazza, andate in prossimità della Banca Popolare di Novara. Banca alle spalle: osservate l’edificio rosso di fronte a voi: è un’ala della casa di riposo, sui suoi muri sono appese molte opere di Giovanni Segantini, massimo esponente italiano, delle correnti Divisionista e Simbolista.
Percorrete con noi gli elementi chiave della produzione pittorica di Segantini: il realismo, la montagna, la natura, la vita, la morte, la maternità ed il simbolismo che impregna la sua pittura, anche nelle opere  paesaggistiche.
Vi faremo andare un po’ avanti e indietro per conciliare la storia della sua arte con la disponibilità dei muri. 
Portatevi quindi avanti nel parcheggio guardate verso nord.
C’è un quadro di piccole dimensioni.
E’ “Coro della chiesa di sant’Antonio” con cui l’allievo di Brera Segantini fu premiato e si fece conoscere. Praticamente il suo primo quadro!
Chi è questo Segantini? Da dove viene?  Si chiedevano. Era nato ad Arco di Trento; si era trasferito a Milano a lavorare come garzone da un decoratore e frequentava l’accademia di Brera. Questo quadro lo introdusse per sempre negli ambienti artistici e culturali milanesi.
L'anno dopo conobbe Bice Bugatti, la donna che gli sarà compagna per tutta la vita; si allontanò dall’ambiente accademico e si trasferì in Brianza per immergersi nel verismo del mondo contadino.
 
In alto: alla stanga”, l’ambiente collinare brianzolo si fonde con un raffinato studio del controluce in un tramonto carico di emotività.  E’ una composizione apparentemente naturale, ma in realtà molto studiata. Segantini aveva persino fatto una piccola ferita con un temperino nella pancia di una mucca per avere l’immagine della mucca che si lecca.
 
A destra: “La benedizione delle pecore” è ambientata sulla scalinata del paese di Inverigo, in una posizione non proprio reale: Segantini aggiunse  volutamente una stradina inesistente dove far scorrere il gregge.
 
Girate l’angolo dell’edificio.
: “A messa prima” : Un quadro con una storia inquietante. Un prete vecchio e affaticato (anche spiritualmente?) sale la scalinata. Il fronte della chiesa è ruotato di 180 gradi rispetto alla scalinata del sagrato, in modo da isolare la figura solitaria del sacerdote che sale i gradini che si stagliano contro il cielo di prima mattina con un effetto quasi mistico.
Sotto questo quadro si cela un altro quadro “La non assolta”, una donna incinta scende la scalinata della chiesa osservata malignamente e derisa da altre due donne. La donna in questione era la compagna di Segantini, Bice Bugatti, incinta fuori dal matrimonio, in un’epoca in cui la morale comune condannava le relazioni al di fuori del vincolo matrimoniale. Segantini era apolide (nato a Trento allora sotto l’impero Austro Ungarico non aveva il passaporto Italiano) e, senza documenti, non poté mai sposarsi.
Dell’opera originale ci rimane solo una fotografia scattata dal pittore stesso prima di coprirla con il soggetto attuale. Non si conoscono le ragioni che condussero Segantini a cancellare “La non assolta”.
La foto del quadro sottostante si trova nella didascalia.
 
Poco dopo Segantini si convertì alla tecnica del divisionismo con cui i colori vengono stesi puri sulla tela, nella ricerca una più viva luminosità.
Si trasferì poi in montagna, prima in val Bregaglia e più tardi al passo del Maloja, nelle luci scintillanti e senza sfumature dell’alta montagna.
 
Seguono due grandi tele che fanno parte del trittico della vita. “La morte” e “la vita” La terza la troverete nella via dietro l’angolo.  In queste due allegorie ritroviamo i temi segantiniani di molte sue opere; la maternità, la madre terra, il ciclo della vita e del lavoro, il dominio, della natura sull’uomo, la morte.
 
Ecco poi “Pascoli in primavera”
Altro magnifico paesaggio alpino: l’erba verde comincia a spuntare dove si è appena sciolta la neve; mucca con vitello: Sullo sfondo una baita con una figuretta femminile che porta via il letame con la carriola.  Tutto è sovrastato dalla maestà delle montagne che riflettono la luce dalle nevi non ancora sciolte.
 
Lì accanto un’opera simbolista, “L’angelo della vita”, il tema religioso della Madonna col Bambino, che Segantini rappresenta con uno stile da Rinascimento fiorentino, si fonde col potente richiamo alla madre terra: il contorto tronco di betulla li sorregge in un paesaggio di disgelo primaverile.
 
 “L’Amore alla fonte della vita” è un altro quadro simbolista, che rappresenta l’amore femminile descritto da Segantini come “spensierato e giocondo” e maschile più pensieroso, al cospetto della fonte della vita, la cui vista sfugge ai due innamorati, celata dalle ali dell’angelo.
 
Poi un quadro semplice “Mucca bruna all’abbeveratoio”, una magra vacca bruna alpina, si abbevera, sullo sfondo di un meraviglioso paesaggio.
Nella vita dura delle alte montagne il cibo era scarso anche per gli animali.
 
Ora svoltate l’angolo in Via Bellini.
Una fanciulla beve ad una fonte, con indosso l’abito del Cantone svizzero dei Grigioni,  titolo: “Costume grigionese”. E una ragazza di casa: la tata dei figli di Segantini. Comparirà spesso nei suoi quadri.
 
La seconda riproduzione è posta più avanti, in alto sul muro della Casa di Riposo, questa e un’altra le vedrete meglio dall’atro lato della strada.
E’ una delle più commoventi pagine della nostra galleria: la seconda versione dipinta con tecnica divisionistica di “Ave Maria a trasbordo”.
L’Ave Maria è l’ora della sera: la fine della giornata di fatica.  Religione, uomini, animali e paesaggio concorrono all’atmosfera di pace e devozione. Pastori brianzoli, tramonto: un vecchio, una donna col figlioletto, traghettano il gregge di pecore da una sponda all’altra del lago su una larga barca, verso i tetti e il campanile del loro paese.
I temi portanti della pittura segantiniana ci sono tutti: la fede, la natura, il lavoro e la maternità;
 
Andiamo avanti: “Le due madri”
Esposto come quadro simbolo della triennale di Brera del 1891 l’esposizione che rivoluzionò l’arte di allora, nel segno del simbolismo e del divisionismo e del realismo sociale.
“Le due madri”, rappresenta uno straordinario sforzo tecnico e narrativo. Una donna ed una mucca si trovano vicine all’interno di una stalla, entrambe colte dalla stanchezza nell’atto di accudire i loro piccoli; La maternità è ancora una volta il tema chiave della vita e dell’opera.
La scena si svolge in penombra, rischiarata dalla fioca e calda luce di una lanterna, che Segantini riesce a rappresentare in modo magistrale, attraverso la “nuova” tecnica divisionista.
Più in là troviamo “La Natura”, ultima parte del “Trittico della Natura” Le altre parti, “La vita” e “La morte” le avete già incontrate nel piazzale della Banca Popolare di Novara. E’ stato il suo ultimo quadro. Segantini era andato a piedi molto in alto, di fronte al Bernina a dipingerlo. Un attacco di appendicite/peritonite lo colse. L’amico dottor Bernhard salito a curarlo non poté far nulla. Aveva 41 anni.    
Il dipinto rappresenta la completa sottomissione dell’uomo e del suo lavoro alla natura.
 
Poco più avanti, in alto, alla stessa altezza di “Ave Maria a trasbordo” troviamo “Mezzogiorno sulle Alpi”, opera serena e luminosa che glorifica la bellezza e la luce della montagna. Di nuovo la ragazza è la tata dei suoi figli.  
Le fa seguito “Ritorno dal bosco”, ambientato al crepuscolo di un inverno a Savognino: una figura femminile traina una pesante slitta carica di legna da ardere verso il villaggio prima che cali la notte.
L’ultima riproduzione di Segantini è un quadro di gusto e tema completamente simbolista intitolato “La Dea dell’Amore”.
 
Qui si conclude la nostra  raccolta di quadri di Segantini.
 
Quelli in alto vanno visti dall’altro lato della strada.
 
Tornate ora all’angolo verso la piazza e decidete se continuare il percorso del divisionismo in questa via oppure girare a destra e camminare verso la collezione di pittura di Venezia e del meridione.
 
 
 
 
 
Gravellona Lomellina
Corso Insurrezione, 49