Via Bellini
Via Bellini


Via Bellini, la nostra visita comincia dal lato destro della strada.
L’edificio che fa angolo, di colore rosso acceso e tappezzato di quadri è,  la ex Casa del Popolo di Gravellona Lomellina. Costruita dalle leghe operaie nel primo ‘900 fu requisita  dal fascismo e ora è in parte Comunale e in parte privata.
E non a caso proprio qui sono raccolti i quadri degli artisti impegnati nella lotta per l’emancipazione delle classi povere: Pellizza Da Volpedo, Longoni, Sottocornola, Più avanti troveremo Morbelli  
Segue una sequenza di  di Pellizza da Volpedo. Di gusto e tema completamente simbolista, è  “Il girotondo”.
Proseguendo un metro più avanti incontriamo uno dei pezzi forti della collezione, che tutti avrete sicuramente già visto: una massa di contadini incede minacciosa ed inarrestabile su una piazza in direzione dell’osservatore.
E’ “La fiumana” ora conservata a Brera Una sua copia successiva chiamata il “Il Quarto Stato”, è oggi all’ingresso del Museo del Novecento di Milano.. Esso rappresenta l’imponente avanzata delle masse proletarie sulla scena politica europea. Segue  un serio autoritratto dell’artista (dopo la morte della moglie di lì a poco si sarebbe suicidato)
Il quadro successivo rappresenta una processione funebre di paese, probabilmente un funerale di bambino. La mortalità infantile era allora molto elevata.
Le ultime due riproduzioni di Pellizza sono anch’esse simboliste: “Prato fiorito” ed “Il sole nascente”, richiamo esplicito al Sol dell’Avvenire.
 
Fra i pittori impegnati socialmente chi meglio di Emilio longoni?
In alto a destra sull’angolo della casa del popolo (sopra la sequenza di Pellizza da Volpedo) c’è  “L’oratore dello sciopero” di Emilio Longoni.
Un giovane  arringa la folla dei lavoratori sopra la piazza gremita aggrappato ad un palo.
Assieme alle “due madri” di Segantini che ora è riprodotto qui di fronte fu l’altro quadro simbolo della famosa esposizione di Brera del 1891 dove esplose la nuova arte in Italia col divisionismo, il simbolismo e l’impegno sociale.
 “Chiusi fuori da scuola” di Longoni: un piccolo dramma:  I fratellini sono arrivati in ritardo a scuola. La bambina con la povera cartella sa che sarà castigata ; il piccolo, col suo cestino della colazione, è felice della vacanza inaspettata.
Poi “Ona straderada”, (in milanese una pesata di bilancia) “La venditrice di frutta”, una bambina cerca di vendere un po’di frutta lungo una strada. Il lavoro minorile era la regola.
L’opera successiva “Riflessioni di un affamato” ed ebbe un impatto culturale e sociale enorme; Questo quadro, presto riprodotto su riviste sociali causò al pittore gravi persecuzioni politico giudiziarie e l’accusa di istigazione all’odio di classe.
Un ragazzo affamato e infreddolito osserva una coppia benvestita in un ristorante di lusso mentre consuma un ricco pasto. Per i poveri privi di ogni svago, passeggiare per il centro città e guardare il benessere dei ricchi era a volte l’unica e sofferta attrazione che potessero permettersi.  
In alto un paesaggio di alta montagna di Longoni.
Deluso dai fatti sociali e politici nell’ultima parte della vita il pittore si era ritirato in montagna e rifugiato nel personale e nel paesaggio.
 
Seguono tre dipinti di un altro artista, pure impegnato nel sociale Giovanni Sottocornola.
“Gioie materne”, è una affettuosa rappresentazione del tema classico della maternità; ma già la seconda, “La frutéra” rappresenta anch’essa una bambina venditrice di frutta.
La terza: “Il muratore”:  Una pausa dal lavoro. Seduto sulla botte della calce, un pane sottobraccio il muratore lo sbocconcella, tutto il suo pasto..
 
Pochi metri più in là cambio di stile e di soggetto: 
Nel portone di una casa vagamente liberty tre figure femminili belle ed eleganti del pittore toscano Giorgio Kienerk. Siamo nella belle époque e nel simbolismo pieno il trittico si chiama: “L’enigma umano”.
Da sinistra: Il piacere, il dolore, il silenzio
Che ci fa qui un pittore toscano assieme ai divisionisti lombardi? Vi domanderete. E’ stato messo qui perché in quel tempo Kiernerk era qui vicino  a Pavia  a dirigere la accademia di pittura. Il quadro è ancora a Pavia.
 
 
Lato sinistro
Superate Segantini e camminate fino ad un piccolo supermercato dove c’è l’edificio ottocentesco dell’asilo infantile Figari.
In questo punto sono concentrate diverse opere di artisti lombardi e piemontesi. In alto, sull’angolo del parcheggio due quadri di paesaggisti: “Fletschorn” di Eugenio Gignous e “Scena alpestre” di Leonardo Bazzaro.
Più avanti, sul muro che delimita il cortile dell’Asilo, 5 opere in fila: da destra verso sinistra
Da destra: “Per 80 centesimi” (la paga di una giornata) di Angelo Morbelli, E’ un dipinto famosissimo. E’ il capostipite di una miriade di altri futuri quadri di mondine. La fatica del lavoro delle mondine è strettamente legata con la storia della nostra terra. Le mondine erano donne e ragazze, provenienti da ogni angolo d’Italia impiegate nel periodo primaverile ed estivo nelle risaie del Vercellese (Morbelli era vercellese) della Lomellina e del Novarese. Dovevano trapiantare le piantine di riso nella risaia allagata o mondare la risaia, ossia estirpare manualmente le erbe infestanti, chinate per ore e ore verso terra con i piedi e le caviglie immerse nell’acqua, in mezzo a nuvole di insetti.
Lavoro durissimo e logorante per tornare poi a casa con una paga, pur modesta ma che rappresentava per molte una piccola fortuna. Le donne  venivano ospitate  in grandi camerate all’interno delle cascine. Al sabato, un organetto o una fisarmonica e si ballava sull’aia e poi…  non erano rari i matrimoni. Una buona parte dei Gravellonesi ha una nonna mondina.
A sinistra potete vedere un’altra opera di Morbelli: la “Stazione Centrale di Milano” com’era una volta.
Accanto ad essa un altro Morbelli, intitolato “Giorni ultimi”  Morbelli ha dipinto molti quadri all’ospizio dei vecchi di Milano, la Baggina. I quadri sono ora sparsi per il mondo. Il più famoso è a Parigi al museo dell’impressionismo.
Le ultime due riproduzioni sulla sinistra sono anch’esse scene di interessante valore storico e sociale : “Cucine economiche italiane” di Attilio Pusterla e “Suburbio” di Matteo Oliviero.
Ora, se alzate lo sguardo al di sopra del muro, in alto sul lato dell’Asilo Figari, potete vedere un bel quadro del pittore della Valle Vigezzo, Giovanni Battista Ciolina, intitolato “Lavandaia – Cadono le foglie”.  Proseguite, costeggiando la recinzione dell’asilo, elegante edificio donato al paese da un nobile Gravellonese per l’accoglienza e l’educazione della gioventù.
Sul lato opposto alla stessa altezza di “Lavandaie” c’è uno dei capolavori di Carlo Fornara altro grande pittore della prolifica scuola della Valle Vigezzo. Il quadro si intitola “Processione a Prestinone di Val Vigezzo” Una processione religiosa sale sulla antica strada lastricata.
 
Vi invito ora a proseguire lungo via Bellini, verso via Circonvallazione. Raggiunto l’incrocio potete vedere alcuni degli elementi della nostra collezione di “arte libera” come ci piace chiamarla. A sinistra una vecchia ruspa trasformata in fioriera, alla destra, lungo tutta la via Circonvallazione una serie di paracarri dipinti carabinieri, galeotti, preti, cardinali, cinesi, ecc. Vi invito ora a continuare il vostro giro sulla destra lungo via circonvallazione, seguendo la pista ciclabile delimitata dai paletti dipinti ora un po’ deteriorati.
Troverete un biciclettone con le ruote tratte da quadranti di un vecchio orologio da campanile, ciclisti stravaganti ed un pascolo di zebre.
A sinistra delle zebre inizia un viale alberato che si conclude con un santuario settecentesco dall’architettura elegante.
Voi però girate a destra fate un cento metri e entrerete nello spazio dei macchiaioli.
Guardate tre quadri di via Marconi e poi riportatevi in piazza da dove comincia una audioguida che vi farà fare un viaggio nel mondo dei macchiaioli.
In via Marconi oltre “le ragazze che dipanano la matassa” scena un tempo consueta di casa e di cortile, (autore Odoardo Borrani) vi consigliamo di soffermarvi almeno sul grande quadro delle “gramignaie al fiume” di Niccolò Cannicci.
Pensate a queste donne costrette a strappare dall’acqua le erbacce per dare un alimento alle le loro bestiole di casa, perché tutti i terreni e quindi tutta l’erba era del padrone!
Tornate ora in piazza.
 
 
Gravellona Lomellina
Via Marco Bellini, 29-1