Vigevano
Vigevano


VIGEVANO (STORIA)
- Le origini del nome -
Vigevano... La città più grande della Lomellina... Una città che vide passare grandi personaggi...
Eppure, non tutti conoscono il perché questa città, si chiama proprio Vigevano...
Un nome che addirittura si voglia derivi da fondamenta leggendarie...
Mi sono chiesto quindi... perché non raccontare da dove arriva il nome della città di Vigevano...

Ma iniziamo dalle leggende...
Per conto di alcuni, si vuole, che il nome a questa città sia stato dato da Viglo, un eroe Troiano, arrivato proprio in questa zona nel XI secolo a.C. quindi da Viglo, si potrebbe cercar di storpiar leggermente il nome e arrivare a Vigevano.
Altra ipotesi, che però fondamentalmente non è nemmeno molto sbagliata è quella che vuole che qui, accamparono i Levi (Liguri) un popolo antico.
I villaggi di questi si chiamavano “Vico”, e così, girando le parole si potrebbe trovare la parola “Vicolevi” o “Viclevi”, poi successivamente sistemata in Vigevano...
Terza ipotesi “leggendaria” ma anche questa fa molto ragionare...
Esisteva un castrum romano, posto proprio nella zona in cui sorge l'odierna città. Vuole il caso che si trovasse sulla strada che collegava Milano a Vercelli/Torino, proprio al ventesimo miglio... quindi Vigesimum... e non è difficile modificare Vigesimum in Vigevano...
Ma come già detto, secondo i più afferrati storici locali, queste sono solo “leggende”...
Invece, vuole la realtà che il primo documento che riporta il vero nome della città, si trova a Novara, ove una pergamena di pelle animale, risalente al 963 d.C. porta la scritta Vicogebuin.
Questo attesta la presenza della città già prima dell'anno mille. Ipotesi che secondo il sottoscritto è più che valida in quanto probabilmente Vigevano era già esistente durante l'epoca in cui vi era l'Impero Romano, se non prima ancora...
Facile è ritrovare in vecchie carte, nomi come Viglebanum, Vigevino o altri nomi dettati da errori ortografici e linguistici...
Noto è che la città sorse in una posizione strategica, proprio sopra la valle del Ticino, ove era semplice controllare la zona...
E quindi, delle tante ipotesi, mi piace pensar che tutte siano reali... sebbene c'è chi grida alla leggenda e chi al mito, io rimango dell'idea che Vigevano porta con se una parte della storia che sarà quasi impossibile scoprire...
- Vigevano: Origini Romane? -
- Viginti Columnae -
Abbiamo già parlato di paesi “fantasma”, ossia coloro che sparirono nel corso del tempo...
Alcuni di loro, scomparsi per la forza della natura... altri, per l'incuria dell'uomo...
Ebbene, di tutte le città fantasma, c'è ne una che risale agli albori del tempo: Viginti columnae.
Di epoca romana, sorgeva vicino all'attuale Vigevano. Ma dove era posta di preciso e che fine fece?
Non è semplice affermare il punto esatto in cui sorgeva Viginti columnae, ma quasi certamente era ove oggi sorge la frazione della Buccella. Infatti, si parla di una fortificazione, distrutta dal Biffignandi nel 1133 che sorgeva proprio sulla stessa Viginti columnae!
E quindi la Bucella ha ancora qualcosa di questa leggendaria città?
Ebbene, no! Purtroppo anche le famose “colonne” che si mostravano all'epoca dei romani, vennero fatte sparire... Ma non del tutto, vuole la leggenda che le colonne di Viginti columnae vennero utilizzate per creare il Castello, anch'esso scomparso, di Villareale di Cassolnovo.
E da li, alcune delle colonne, vennero prese e portate in piazza a Vigevano; Ovviamente prendetela come leggenda, vere e proprie fondamenta scientifiche non ci sono.
Quello che è certo però è che l'abitato di Viginti columnae è esistito e ha assistito alla famosa battaglia sul Ticino tra Annibale e i romani, che forse, accorsero alle armi proprio da questa fortificazione.
Una città leggendaria, che si è andata a perdere la memoria, ma che tutt'oggi probabilmente è ancora sepolta sotto al palazzo della Buccella.
E forse è proprio giusto che rimanga sotto terra... per lasciare un alone di mistero, su una cittadina romana di cui la memoria vuole che non venga dimenticata. Una città leggendaria...
- Pedule -
Già dal titolo avrete capito di cosa parleremo oggi...
Ebbene si, un altra città scomparsa.
Ma questa volta, agli albori del tempo. Quando i Romani non erano ancora presenti in Lomellina.
Si chiamava Pedule, ed era una vera e propria cittadina. La storia vuole che si fosse trattato del primo nucleo abitato, che a suo tempo diede origine a Vigevano.
Ma dove era e da chi fu costruita questa città?
Si trovava sulle sponde del torrente Terdoppio, all'altezza di Morsella, frazione di Vigevano, più precisamente ove oggi sorge Cascina San Marco.
E qui, cade il primo mito, infatti ove oggi sorge Cascina San Marco, un tempo, passava il Terdoppio... E quindi la vera localizzazione di Pedule, sarebbe più spostata verso sud, tra la cascina appena citata e Fogliano.
Da chi fu costruita? Secondo gli storici, dalla civiltà dei Marici, che molti purtroppo riconoscono come “Celti”, ma di celto avevano ben poco.
Ma come ben si sa, arrivarono i Romani... E come già raccontato tempo fa, questi, presero il potere su Pedule e i suoi cittadini.
Non ci è dato sapere quando scomparve la cittadina, anche se si potrebbe affermare che la data della sua completa scomparsa avvenne quando cadde l'Impero Romano, e Vigevano, allora piccolo nucleo abitato, iniziò ad espandersi, facendo cadere così le altre cittadine di minor importanza...
E oggi, anche voi sapete, che esisteva un altra città fantasma... una città nata quando ancora la Lomellina era sotto il controllo dei Marici...
- Serpe -
Pochi sanno dell'esistenza della zona denominata “Serpe”; Era un territorio, situato nella valle del Ticino, presso Vigevano, e andava da Viginti Columnae (Bucella) all'attuale Sforzesca.
Ma che cosa aveva di così importante questa zona?
Ebbene, se vogliamo parlare di “culla della civiltà Lomellina” potremmo indicare questa zona come una di queste.
E' noto infatti, che in questa zona della valle del fiume azzurro, sono stati rinvenuti oggetti di uso comune agli albori dei tempi.
Barni, storico vigevanese, riferisce che li trovò parecchi oggetti risalenti a civiltà pre-romane.
E' facile pensare ad una civiltà, quale quella dei Marici, che stanziò proprio sulle rive del Ticino, allora più paludoso, costruendo rifugi sopraelevati, fatti di palafitte.
In tutta la valle vennero trovate infatti punte di selce, manufatti di argilla e resti di sepolture primitive.
Ma non solo...In zona San Vittore alla Sforzesca, secondo alcuni storici, sorgeva un vero e proprio villaggio celtico, poi andato distrutto con il tempo e le varie alluvioni del Ticino, ma che ancora oggi, si possono trovare pezzi murari delle strutture.
Oltre a opere di civiltà pre-romane, vennero ritrovati frammenti funerari romani. Pezzi di vetro lavorato e gioielli in uso in quel periodo.
Quindi, è facile pensare come la zona chiamata dagli storici “Serpe” sia un vero e proprio luogo, non solo di interesse naturalistico... Ma anche storico.
Un luogo che ha permesso, con il passare del tempo di conoscere Vigevano e la Lomellina, come la conosciamo noi oggi.
Speriamo, in un futuro, la zona sia rivalorizzata per quello che è e che deve essere!
- La Vigevano Romana -
I primi secoli di esistenza della originaria comunità vigevanese rimangono ancora avvolti nel silenzio, a parte un paio di scoperte avvenute, la prima nel 1500, mentre la seconda ai primi decenni di questo secolo.
Logica è la scarsezza dei reperti archeologici del periodo romano, dovuta al fatto che l'unica zona dove si sviluppò il primo centro abitato è occupata, sin dal 1200, degli edifici del Castello, cosa questa che non ha mai permesso l'effettuazione di scavi sistematici.
Logica appare anche la assoluta mancanza di documenti o di iscrizioni lapidarie sui quali appaia il nome di Vigevano, in quanto, il borgo non doveva avere un nome ben preciso, oltre alla comune denominazione “Vico”.
Gli unici rinvenimenti di cui abbiamo notizia, prescindendo da quelli effettuati nelle località del circondario, sono dunque costituiti da un tratto di strada a pavimentazione romana scoperto nel 1930 nel sottosuolo dell'attuale Corso della Repubblica, e da una lapide funeraria dissepolta nel 1500, mentre si stavano eseguendo dei lavori nel cortile del Castello.
Di questo ritrovamento troviamo notizia in Simone del Pozzo, il quale aggiunge alla lapide un breve elenco di altri oggetti di materiale marmoreo attribuibili all'epoca romana-imperiale.
Il testo della lapide riportava queste parole:

D.M.
STATILI T.F.
HONORATI
E.Q.R.EQ.P. FLAMM.CU.REIP.P.AUG.TAURIN.
STATILIUS SATURNINUS
PATER ER STATILIUS CASSIANUS
HONORATUS FILI

La lapide apparteneva alla tomba di un certo Flaminio Statilio Onorato, alto magistrato di Torino. Probabilmente la morte di costui, avvenne in un viaggio da Torino a Milano, o viceversa.
I congiunti del magistrato, che erano in viaggio con lui, provvidero a dargli degna sepoltura.
Nient'altro ci è dato a sapere.
Questa lapide, unita al tratto di strada romana, ci provano che nella zona occupata dal castello, i Romani, avevano allestito uno dei loro castrum, dotandolo di una guarnigione militare. Tutto attorno, vi era quasi sicuramente un agglomerato di “capanne”, atte a ospitare agricoltori e manovali che per primi, iniziarono a dar vita a questa “comunità vigevanese ai tempi dei romani”.
- Santa Maria Intus Vineas -
Dimenticata in un angolo della città di Vigevano, sorge la chiesetta di Santa Maria intus Vineas.
Ed è proprio perché dimenticata, che oggi ho deciso di dedicare un po di tempo a questa antichissima struttura religiosa.
Costruita probabilmente prima dell'anno mille, era posta in una zona allora campestre, ove a quanto pare sorgevano dei vigneti. E' noto infatti che la zona fuori dalle mura della città era adibita all'agricoltura, e proprio questa zona in cui sorge la piccola chiesetta era zona di vigneti.
Le prime testimonianze storiche scritte però sono del 1200, quando una congregazione di frati Cluniacensi se ne appropria e la mantiene.
Ma il fatto più importante avviene attorno al 1418, quando Papa Martino V in ritorno dal Concilio di Costanza, si ferma proprio presso la chiesetta per pregare.
Da quel momento l'edificio verrà ancora maggiormente adorato dai fedeli, tanto che alla fine del '400 viene leggermente modificata e abbellita.
Da quel momento, la chiesetta di Santa Maria intus Vineas sarà meta di fedeli.
Ma si sa, il tempo a volte porta solo brutte notizie... ed è così, che con l'espansione della città, la costruzione di nuove chiese e la moda della gran sfarzosità, la piccola chiesetta viene dimenticata.
Attorno agli anni '90, la chiesetta era ancora in uno stato “decente” se così si può dire... sono bastati altri dieci anni, per vedere la chiesa iniziare ad accusare i colpi del tempo. Arrivarono i primi crolli, le prime crepe... Si decise quindi di costruire sopra di essa un tetto di protezione.
Ma nessuno fin ora ha mai pensato alla ristrutturazione...
Storie di Lomellina, vuole valorizzare questo luogo, così dimenticato ma così antico... Vorremmo un giorno poter riaprire questa piccola chiesa un tempo campestre...
Vorremmo... e dovreste volere... perché questo è un patrimonio storico culturale di infinito interesse...
- Putridarium della Chiesa di S. Pietro Martire -
Parleremo di un caso quasi unico nel Nord Italia, ma prima di iniziare, vogliamo che chiunque legga questo post e veda queste foto, possa capire l'importanza storica di questo luogo. Rispettiamo i morti e soprattutto la loro storia, e allo stesso tempo vogliamo che queste nozioni possano essere di tutti...
Ci troviamo a Vigevano, precisamente nella chiesa di San Pietro Martire, più nota come la chiesa del Beato Matteo, in quanto contiene la salma del beato.
Ma non è l'unica salma presente in questo luogo sacro...
Infatti, nascosta da un palco in legno, e posta sotto l'altare, vi è una seconda cripta...
Aprendo una grata di ferro, vi sono dei gradini che conducono ad una cripta “unica”... Un Putridarium. Ebbene, di cosa si tratta?
Si tratta di un luogo ove venivano seppelliti i monaci presenti nei conventi adiacenti alla chiesa.
Ma non venivano seppelliti in maniera normale, infatti, venivano lasciati essiccare in posizione seduta. Il putridarium era composto da varie nicchie, composte da sedili-colatoio, ove durante il processo di decomposizione il corpo perdeva liquidi, questi ultimi venivano fatti colare dentro al terreno per permettere che non incidessero sul processo di “naturale mummificazione”.
Il caso di Vigevano, è raro, in quanto questa pratica non era per nulla diffusa nel nord Italia.
Si può parlare di unicità...
L'ultima volta che venne aperta la cripta fu negli anni '90, durante un restauro della chiesa.
Ancora oggi, i monaci mummificati, sono presenti proprio sotto l'altare nel putridarioum della chiesa di San Pietro Martire.
Mi sono posto di scrivere questa nota per permettere a tutti di conoscere questa parte di storia dimenticata e nascosta. Non mi pento di aver permesso ad altre persone di informarsi... Perchè questa è storia...
- La Rocca Nuova -
Tutti, conoscono a Vigevano la strada “Rocca Vecchia”, che costeggia il Mercato Coperto, per finire in Piazza Sant'Ambrogio... Ma non tutti, sanno che un tempo, vi era anche una Rocca Nuova. E non una strada, ma una vera e propria fortezza.
Costruita nel 1496 per volere di Roberto Sanseverino, la struttura iniziò a prendere forma dove oggi sorge l'omonimo palazzo (corso della Repubblica).
Venne creato un palazzo, con all'esterno una cinta muraria che si collegava direttamente alle mura precedenti, e all'interno di queste venne creato un fossato.
Passarono gli anni, e nel 1499 i francesi, comandati da Gian Giacomo Trivulzio, cercarono di entrare in Vigevano, senza riuscirci, fermati proprio dalla incredibile forza posta all'interno della Rocca Nuova.
Altri attacchi da parte degli spagnoli e ancora dei francesi, non riuscirono, così fino al 1645, quando la Rocca Nuova, venne modificata nuovamente, creando un imponente fortezza. Si costruirono mura molto più resistenti, terrapieni e altri fossati, in grado di resistere ad ogni tipo di attacco.
Ma solo un anno dopo, gli spagnoli, studiarono un sistema per radere al suolo la Rocca Nuova...
E ci riuscirono, facendo saltare il perfetto sistema difensivo dell'edificio. Qui vuole la leggenda che in realtà gli spagnoli non riuscirono a distruggerla, ma furono gli stessi Vigevanesi, che stufi dei continui attacchi abbatterono la fortezza...
Certo è che sulle rovine della Rocca, una suora, Giovanna Eustachia della Santa Croce, istituì e costruì un monastero: il monastero di Santa Chiara, adibito alle suore Clarisse.
Passarono anni, e anche il monastero venne distrutto e lasciato spazio alle nuove abitazioni, come le vediamo oggi...
Ma non tutti, sanno che oltre alla Rocca Nuova, oramai non più visibile a parte il palazzo Sanseverino, sotto vi era un reticolato di tunnel, in grado di collegare il Castello di Vigevano alla fortezza. E' infatti noto che i commercianti e le case poste in corso della Repubblica, possiedono cantine “strane”; infatti, hanno tutte la stessa muratura, la stessa forma... La forma di un tunnel, che si spinge proprio fino sotto al castello. Le dimensioni sono impressionanti, infatti si pensa che potessero passare addirittura carri interi, per trasportare viveri e provviste durante gli assedi alla Rocca Nuova...
Grande, forte... eppure non ha lasciato segno della sua esistenza... Se non nelle poche cose da me citate precedentemente...
- Il secondo Castello: il Bergamino -
Se vi dicessi che Vigevano aveva due castelli, mi prendereste per matto...
Eppure, attorno al 1200 la città di Vigevano, possedeva due fortificazioni. La prima, più conosciuta è quella attuale, nota come Castello di Vigevano, mentre la seconda, scomparsa, veniva chiamata “Bergamino”. Ma dove era a cosa serviva questo secondo castello?
Si hanno poche notizie, se non alcuni recuperate dal Simone del Pozzo e dal Nubilonio, ma quanto basta per inquadrare la struttura.
Era posto sulle rive del fiume Ticino, a nord di Vigevano, di guardia ad un ponte fatto di legno, costruito dai milanesi nel 1201. Più che un castello era una vera e propria fortificazione, ove alloggiavano militari per la difesa.
Ma si sa, il Ticino reclama sempre la sua parte... e fu così che pochi anni dopo la sua costruzione, il Bergamino, venne spazzato via dalle acque del fiume. E così come lui, anche il ponte che doveva difendere, venne del tutto distrutto. E' noto però che attorno al 1700 era ancora possibile vedere le fondamenta del castello “fantasma”.
Ma dove era collocato precisamente allora? Bhe, fino ad oggi, non ci si è mai riusciti a dare una spiegazione su dove fosse realmente costruito. Anche se a rigor di logica, potrebbe essere stato ove sorgeva la “Polveriera Militare” in Via San Giovanni... E perché no, magari proprio accanto a quel famoso “Porto Fluviale” tanto citato... Certo è che fino a che nessuno troverà le fondamenta dell'edificio, rimarrà un Castello “fantasma”. Una fortezza tamente “dimenticata” da essere scomparsa da tutti i ricordi.
Ma da oggi, voi che leggete, potrete dire di conoscere la storia del Bergamino; il secondo Castello di Vigevano.
- Il "Castellazzo"
Sorge su uno dei terrazzamenti di Vigevano, la struttura conosciuta con il nome di “Castellazzo”.
Visibile tutt'oggi, dal parcheggio del supermercato Esselunga...
Ma di cosa si tratta e che funzione aveva questo “Castellazzo”?
Si trattava di una vera e propria fortificazione di controllo, infatti come oggi, era posto sulla strada che portava da Milano a Mortara; Poco noto infatti che qui vi era quella chiamata “Porta di Mortara”, ossia una piccola dogana di controllo.
Sorgeva in un punto strategico, infatti la struttura era posizionata proprio sul bordo del terrazzamento naturale formatosi secoli prima, permettendo così ai soldati e a chi di controllo, di poter vedere i movimenti già da lontano.
La data precisa della sua costruzione non è nota, anche se si pensa che sia stato costruito attorno al 1400 circa.
Sotto di esso, nella valle, sorgeva la Chiesa di San Michele, di cui abbiamo già parlato ampiamente.
Questo potremmo considerarlo un “secondo Castello” di Vigevano, tutt'oggi visibile, sebbene la ristrutturazione lo ha portato a qualche piccolo mutamento.
La struttura principale è composta da un singolo edificio di forma quadrata; L'edificio possiede due piani, e appena sopra il tetto, sorge una torretta; la “colombaia”, ove i piccioni viaggiatori potevano sostare e far recapitare i messaggi.
Vi è anche una sorta di “leggenda” che vuole che sotto a questa struttura, vi sia un tunnel sotterraneo segreto, che l'avrebbe collegata al Castello di Vigevano, ovviamente questo non è mai stato verificato.
E così da oggi, conoscete l'esistenza di un “secondo castello di Vigevano”, sebbene non sia un vero e proprio castello, è tutt'oggi esistente... e controlla ancora la valle, come faceva secoli fa...
- Il Porto -
Un porto a Vigevano... Si non avete letto male. Un tempo a Vigevano esisteva un vero e proprio porto fluviale, ove barche di modeste dimensioni attraccavano.
E' noto infatti, che già dal 1026 d.C. esisteva questo luogo.
Ma dove era collocato? A cosa serviva? Che fine ha fatto?
Ebbene, il luogo in cui era precisamente collocato è molto “vago” se così si può dire, sebbene alcune cartine dell'epoca, ci mostrano il porto appena dopo l'attuale ponte del Ticino, prima della lanca Ajala e posto sotto quello che era una zona di controllo chiamata Tocca (oggi Cascina).
Come tutti possono pensare, il porto serviva per far giungere imbarcazioni, di vario genere, da quelle mercantili a quelle di semplice trasporto. In alcuni casi però anche navi di difesa. Ad un certo punto della storia però, (tra il 1400 e il 1500) per ordine di Milano, Vigevano dovette mantenere il suo porto, ma non ci sarebbe mai dovuto essere alcun tipo di “movimento” militare. Questo ci fa pensare che fino ad allora era un'ottima zona di difesa per le incursioni che potevano arrivare dal fiume Ticino.
Purtroppo non ci è dato a sapere le reali dimensioni della struttura, ne quante barche potesse ospitare. E' certo però che doveva essere una zona di grande passaggio, in quanto per attraversare il Ticino l'unico modo era mediante l'utilizzo di barche oppure cercare delle “secche”, molto rare nella nostra zona.
Ma che tipo di barche si utilizzavano? Quasi sicuramente a remi, di modeste dimensioni, dovevano essere leggere, e in grado di risalire la corrente del fiume.
Il porto probabilmente, rimase attivo quasi sicuramente fino alla costruzione del ponte del Ticino, anche se con il passare degli anni, perse la sua importanza e il suo utilizzo. E' noto infatti che prima dell'attuale ponte venne provato più di una volta la costruzione di un ponte su barche e vari ponti di legno.
Oggi, del porto non rimane nulla, se non qualche ricordo mediante carte antiche e una via a Vigevano, che si chiama proprio strada del Porto, collocata poco distante dalla zona in cui forse sorgeva. Ricordiamo però, che il Ticino ha cambiato più di una volta il suo corso e non è detto che ove oggi noi camminiamo, vi sia stata questa struttura... Certo è che oggi, potete dire di aver conosciuto la storia del porto... Ma non un porto qualunque, quello di Vigevano.
I ponti in legno sul Ticino
Il primo ponte sul Ticino, che collegava Vigevano alla provincia di Milano, non lo dobbiamo cercare in quello attuale, inaugurato il 16 gennaio 1870, bensì molto più indietro!
E' poco noto infatti, che sul fiume Ticino, vennero costruiti altri ponti precedentemente, oltre al famoso “Porto di Vigevano”.
La prima testimonianza di un ponte in legno, l'abbiamo attorno al 1201, quando i Milanesi, iniziarono a costruire un passaggio tra la sponda di Milano e quella di Vigevano.
Ma nel 1238, gli stessi Milanesi, bruciano il ponte da loro costruito!
In questo periodo, ad Ozzero e Vigevano vengono edificati due castelli di controllo. Quello sulla sponda vigevanese, verrà ricordato come il “Castello del Bergamino”, andato distrutto da una piena.
Passano altri anni, e nel 1252, viene riedificato il passaggio, che dura per qualche anno (1270 circa) poi, una piena di grandi dimensioni, distrugge nuovamente il passaggio.
Attorno al 1285, il Marchese di Monferrato, fa nuovamente ricostruire sopra al letto del fiume, un ponte, per permettere il passaggio del suo esercito; questo resterà attivo fino al 1290, quando i Milanesi, ne costruirono nuovamente uno…
Da questo momento si perdono le notizie sui ponti… Ma dovete pensare che essendo in legno, la loro stabilità e capacità di carico era minima, bastava poco per farli cadere… Dal 1300 circa, si decise di non costruire più ponti, per lasciare spazio al trasporto su piccole chiatte, realizzando così i porti.
Inoltre è sempre utile ricordare che il Ticino poteva essere attraversato, in alcuni periodi, anche tramite le secche. Da oggi, sapete quindi che il ponte che attraversate non è nient'altro che uno dei tanti passaggi costruiti per superare quella barriera naturale chiamata Ticino.
- Frazione Buccella: Curiosità -
Ho deciso di riportare alcune curiosità riguardanti la fraz. Buccella (Vigevano), proprio per far scoprire come in un borgo rurale così piccolo, vi è da scoprire molto… Allora, non ci resta che iniziare…
LA FONDAZIONE La costruzione del primo nucleo del complesso risale al 1133, quando Pietro Biffignandi, detto “Buccella”, fece erigere sui resti di una precedente costruzione fortificata (alcuni storici ritengono si trattasse dell’abitato romano di Viginti Columnae), una villa di campagna, intorno alla quale poi sorsero altre abitazioni.
LA CHIESETTA ORAMAI DECADUTA: (foto 1) Posta di fronte al nobile ingresso dell’edificio principale, sorge, o forse oramai è meglio dire sorgeva, un antica chiesetta campestre. Questa è stata rimaneggiata attorno al XVIII secolo, ma probabilmente era già presente e voleva ricordare la presenza di un nucleo abitato precedente a quello che vediamo oggi. Purtroppo il tempo e l’incuria hanno fatto si che l’edificio, molto lentamente sia crollato…
IL CIMITERO: (foto 2) Ebbene si… la Buccella era dotata di un cimitero, oggi scomparso. Si trovava precisamente accanto alla chiesetta citata prima. Non ci è dato sapere in che anno è stato definitivamente eliminato. Purtroppo, nessuno, a parte gli anziani che hanno abitato questa frazione, si ricordano di questo luogo.
TUNNEL: Si narra, che dalla Buccella partissero almeno due tunnel sotterranei. Il primo si sarebbe diretto verso Vigevano, mentre il secondo, sarebbe sbucato sul terrazzamento del Ticino.
UNA FINTA COLLINA: Se si percorre la stradina che porta verso il ramo dei Prati, proprio dalla frazione, si nota che si va in discesa. Ebbene, dovete sapere, che percorrendo la strada, il lato destro in realtà è una discarica!!! Oggi, quasi del tutto invisibile, ma sotto terra sono presenti ancora rifiuti!